IL DONO DELLA PAROLA

Nella Pienezza della Parola la Vera Dimensione Umana

Vincenzo Mastrangeli

Il Dono della Parola

Il dono della parola è uno delle più importanti facoltà dell’essere umano che lo differenzia, insieme all'intelligenza, dalle altre creature viventi. E’ per mezzo del linguaggio che si comunicano i propri pensieri, che si esprimono le proprie intuizioni e i propri concetti, che si creano i rapporti sociali. Purtroppo però, non tutti possiedono questa preziosa dote in modo naturale: nella sola Italia circa 2 milioni di persone presentano un disturbo del linguaggio.

I disturbi del linguaggio possono derivare da alterazioni delle strutture anatomiche deputate alla fonazione o alla organizzazione della parola, per malattie congenite o acquisite, come ad esempio, alterazioni del cervello, paralisi, insufficiente udito, palatoschisi cioè incompleta saldatura del palato, ecc; nel caso della balbuzie si parla in prevalenza  di un disagio psichico verificatosi nella prima infanzia e successivamente determinante tutta la personalità del soggetto.

Come è noto alla nascita non si ha la possibilità di parlare ma lo sviluppo del linguaggio avviene gradualmente nei primi due anni di vita, di pari passo alla progressiva maturazione celebrale nei primi cinque o sei mesi il bambino emette solo suoni rudimentali monosillabici. Poi a mano a mano che il tempo passa il suo linguaggio si organizza e alla fine del primo anno egli è di solito in grado di pronunciare qualche parola con esatto significato. A due anni i bambini conoscono già i nomi di tutti gli oggetti che li circondano. Naturalmente vi sono delle variazioni individuali notevoli per cui non deve allarmare troppo un ritardo nel parlare in questo periodo, specie se il bambino dimostra di saper distinguere le parole, gli ordini, i complimenti o i rimproveri che gli vengono rivolti. Probabilmente egli comincerà a parlare tutto insieme pronunciando quasi improvvisamente vocaboli anche molto difficili. Più seriamente invece, bisogna considerare un ritardo del linguaggio che permane dopo i 3 anni, specie se il bambino emette suoni strani e non articolati o peggio ancora se non parla affatto.

Non devono preoccupare invece alcuni difetti di pronuncia iniziali, che si correggeranno spontaneamente o con aiuto della logopedista con il passare dei mesi. Nell’ apprendimento del linguaggio un aspetto di primo piano lo riveste l’ambiente dove il bambino vive. I blocchi verbali sono spesso la conseguenza del clima famigliare, e della situazione affettiva in cui il piccolo cresce. Molti blocchi a anche regressioni del linguaggio sono legati a situazioni stressanti talora anche apparentemente banali .